Luciano Caprini è garden designer e progettista di spazi verdi. In Italia ha lanciato una sfida: diventare coach di chi vuole realizzare un giardino con le proprie mani.

Luciano Caprini

garden designer, progettista di spazi verdi e coach

Luciano Caprini ama da sempre coltivare la terra e fare giardini. Un amore che non traspare soltanto dalla sua biografia di esperto progettista del verde, dalle immagini dei suoi lavori, ma anche dalla verve con cui ci spiega nei dettagli il suo lavoro di garden designer. Ed è proprio nella passione per la progettazione di giardini che si insinua il seme di un successo internazionale.

Classe 1969, Luciano Caprini si diploma in Agraria, riceve una borsa di studio di Micropropagazione meristematica, porta a termine il Master alla Fondazione Nazionale per il Verde Territoriale di Milano e collabora con i più importanti progettisti contemporanei a livello mondiale come Gianfranco Paghera, affiancandolo come consulente per la società Green Philosophy; collabora anche come consulente esterno per la società Giardini Italiani

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Nel 2010 Luciano Caprini intraprende definitivamente la professione di consulente e garden designer, creando sulle sponde del lago di Garda lo studio LCGD, che si occupa esclusivamente di progettazione del verde, consulenza e landscape eco-solutions.

Lei è progettista, garden designer & coach garden? Come si inserisce l’attività di tutoraggio?

Il coach è la visione emotiva e personale di quello che poteva essere un approccio parallelo a quello più internazionale, quasi statunitense, del garden design. L’idea del coach è quella di affiancare, passo passo, chi desidera realizzare il giardino con le proprie mani. Essere un coach garden vuol dire proporre con la progettazione del giardino anche l’attività di tutoraggio, in modo da rendere partecipe della realizzazione chi sogna un giardino fatto con le proprie mani. Nei vari incontri spiego al cliente come si razionalizza lo spazio, lo accompagno in vivaio per la scelta dei fiori e delle piante e poi gli spiego come piantarle ed eseguire la manutenzione. 

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Quando e come ha deciso di occuparsi di garden design?

Ho deciso sin da quando ero piccolo. Ho sempre desiderato fare gli studi di Agraria e poi di occuparmi delle piante, dei parchi e in generale del verde. Ho sempre sognato di occuparmi di questo settore. Dopo gli studi ho avviato un’azienda di studio e progettazione del verde. Negli anni ho deciso di specializzarmi sempre più in progettazione e consulenza, lasciando la fase costruttiva ad altre aziende. Penso che sia giunto il momento che anche in Italia si inizi a rispettare quelli che sono i ruoli. Dal 2003 al 2010 sono stato un tecnico progettista esterno e ho collaborato con alcune aziende a livello nazionale.

Quanto è apprezzata in Italia l’attività di tutoraggio?

In Italia, a differenza di altri Paesi, mancano ancora la cultura e il gusto per il verde. Sono ancora in pochi ad avere una reale predisposizione al “pollice verde“. Proprio questa mancanza mi ha spinto a sviluppare la figura del coach da associare a quella del garden designer. Quella stessa mancanza di cultura, però, non permette la comprensione di quanto possa essere importante realizzare un giardino con le proprie mani. Sono pochissime le persone che chiedono un giardino da poter vivere sempre.

Quanto dovrebbe incidere la presenza di un giardino in uno spazio abitativo?

Dovrebbe incidere in misura pari allo spazio abitativo. Il giardino dovrebbe essere la visione intima ed emotiva di uno spazio aperto abitativo. Un giardino è capace di regalare emozioni diverse e forse più naturali e primordiali di quelle che può dare una casa. Dovrebbe essere il completamento scenografico ed emozionale fatto di stanze vegetali e non di stanze di muratura. Ma non sempre l’interesse per un giardino è pari a quello per una casa. In molti casi sarebbe meglio non comprare una casa con giardino, se questo non può ricevere cure e mantenimento. Il giardino è un dialogo continuo con gli elementi architettonici, naturali per disegnare spazi che creino emozioni. 

Fare o coltivare la terra è un atto di sfida, forse di orgoglio e presunzione; assoggetta il mondo naturale alla propria visione, restituendo al cliente il ruolo di committente anziché quello di consumatore. 

Come nasce la progettazione di un giardino e quali figure sono coinvolte?

Si inizia con un’intervista telefonica approfondita per cercare di capire se realmente chi chiama richiede un garden designer, cosa vuole ottenere, qual è lo scopo del contatto, il budget a disposizione, lo stile di vita e cosa sogna per il proprio spazio esterno. Successivamente effettuo un sopralluogo che serve per capire il luogo, il genius loci, la collocazione geografica, l’architettura e conoscere i futuri fruitori del giardino. Segue un piccolo reportage fotografico del paesaggio, del giardino esistente e del luogo in cui dovrebbe essere avviato il lavoro e l’architettura circostante. Dopo la prima fase di analisi e verifica, inizia la fase progettuale vera e propria che coinvolge una figura tecnica per la realizzazione di planimetrie, impianti e una figura grafica che realizzi tutti i render che mostrino il progetto come dovrebbe essere poi nel concreto. Nel caso di lavori che riguardano parchi e giardini pubblici, potrebbero intervenire altre figure come geologi, agronomi, etc, in base all’entità del progetto.

Come avviene la scelta di piante e fiori?

Dopo trent’anni di esperienza so perfettamente quali piante e fiori utilizzare nei giardini. Mi affido a una serie di produttori con cui ci scambiamo informazioni e aggiornamenti sullo sviluppo delle piante. In caso di realizzazione di giardini in località con condizioni climatiche che non conosco, mi faccio supportare da esperti di piante autoctone. Dopo la scelta primaria, che dipende dalla zona climatica, subentra la scelta scenografica e architettonica. Realizzare un giardino per una casa molto moderna, con un approccio di giardino molto di concetto che si basa sull’utilizzo di essenze quasi minimali, richiede determinate piante; se si tratta della ristrutturazione di una masseria è necessario qualcosa di molto più country e aggressive, ipotizzando una determinata gamma di piante, che sicuramente sarebbero differenti rispetto a quelle utilizzate per un giardino all’inglese. In ogni caso, la scelta di piante e fiori dipende dall’aspetto geografico, dal risultato scenografico finale che si vuole ottenere e dall’architettura.

In quale caso vengono utilizzate le succulente?

Mi è capitato di realizzare giardini interni con succulente e piante grasse. Danno la possibilità di fare giardini molto di forma, in quanto sono piante architettoniche per eccellenza. Dànno la possibilità di fare giardini di concetto che ben si sposano con il moderno e sono anche piante che non necessitano di molta manutenzione. Dato fondamentale visto che il “pollice verde” è una prerogativa di pochi. Le succulente tendono a creare una scenografia stabile in cui l’essere umano non ha necessità di mettere le mani frequentemente e si hanno più garanzie del risultato nel tempo. Le grasse danno la possibilità di sottrarre all’uomo la difficile gestione dell’acqua. La pianta grassa dà un buon risultato con il minimo sforzo.

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Come è fatto il suo giardino ideale?

Mi picciono quasi tutti i giardini: il moderno molto concettuale, all’inglese molto naturale, ma anche le simmetrie e le geometrie dell’italiano. Sono tre appagamenti visivi. Se dovessi immaginare la mia casa ideale…  è stile all’inglese con giardini che hanno perimetralmente il contatto con la natura più selvaggia, quindi molto cottage garden. Selvaggio sui confini lunghi e disegnato vicino casa. 

Per visionare tutti i lavori di Luciano Caprini e chiedere la sua consulenza, visita il sito www.lucianocaprini.it

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